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Sanremo Ti lascio una Canzone

Sanremo: Ti lascio una Canzone

Sabato sera Canale 5 ha trasmesso il nuovo show di Jerry Scotty: “Io canto”: il format è un evidente clone del fortunatissimo “Ti lascio una Canzone”, tanto che porta la stessa firma di Roberto Cenci, strappato da Mediaset alla concorrenza.

Nonostante il grande battage la trasmissione non ha superato la soglia del 22-23% di share nelle due puntate, come testimonia il dettagliatissimo rapporto di tvblog: un risultato davvero modesto se paragonato al “Ti lascio una Canzone” condotto da Antonella Clerici dal Teatro Ariston che nella primavera scorsa ha toccato il record del 39% di share.

Assodato, anche con il conforto del commento di Aldo Grasso sul Corriere, che i due format sono sostanzialmente identici le uniche variabili in gioco sono la conduzione e la location.

Avendo vissuto da un osservatorio privilegiato la gestazione dell’originale di RaiUno, posso affermare che un ingrediente fondamentale del successo di “Ti lascio una Canzone” risiedeva proprio nell’essere trasmesso dal mitico palcoscenico del Festival di Sanremo, a poche settimane dalla conclusione dello stesso festivalone e approfittando della stessa magia del Teatro Ariston e della stessa mastodontica scenografia.

Ho già dato atto che l’intuizione che un format del genere fosse calzato su misura per la nostra città fu del direttore di RaiUno Del Noce, che pure andò anche contro il parere del team del progetto festival, ottenendo però il risultato in due stagioni di affondare la Corrida e di portare i piccoli cantanti a record di ascolti eccezionali.

Oggi, se RaiUno produrrà nuovamente “Ti lascio una Canzone”, questo format sarà realizzato negli studi di Roma e non più a Sanremo: ottimizzazione di costi si dice (come se rinunciare ad utilizzare la scenografia del Festival e i fondi per la logistica previsti della convenzione con il Comune fosse irrilevante…). Spero però che la direzione di rete prenda seriamente in considerazione il modesto risultato di Canale 5 e torni sulla scelta di portare via da Sanremo una trasmissione che è nata su misura per la città della Canzone.

Sono certo che ne guadagnerebbero gli ascolti, ne guadagnerebbe il rapporto sempre complesso con l’Amministrazione della città, ne guadagnerebbe Sanremo che potrebbe nuovamente contare su un fattore di attrazione straordinario nei mesi primaverili.

Quando Marco Lupi, esponente della Lega Nord e presidente del Consiglio Comunale di Sanremo, lanciò l’idea di un’intera serata del Festival della Canzone Italiana dedicata al dialetto, trovai la cosa interessante anche se difficilmente percorribile considerate le tradizionali resistenze della Rai ad accettare un dialogo sulla formula della manifestazione.

Va riconosciuto che se da un lato è in gran parte merito della televisione se nel nostro Paese tutti oggi parlano l’italiano, è anche vero che la ricchezza delle mille tradizioni dell’Italia è anche nei tantissimi dialetti che ancora sono molto diffusi.

D’altra parte a testimoniare come la canzone dialettale abbia un profilo di tutto rispetto c’è la targa che il Club Tenco assegna da anni alla più interessante produzione dell’anno in dialetto.

L’idea quindi in sé è molto interessante e merita a mio avviso di essere orientata verso la realizzazione di una manifestazione a sé stante, il cui vincitore potrebbe poi fare una passerella sul palco dell’Ariston durante il Festivalone.

Un Festival della Canzone Dialettale sarebbe infatti capace di attrarre l’attenzione di addetti ai lavori, media e appassionati di tutta Italia e non solo. Quante sono infatti le comunità di connazionali all’estero dove si parla il dialetto dei bisnonni accanto alla lingua della nuova patria ?

Si avrebbero interessanti ricadute turistiche sulla città e una continuità nel solco di un progetto, che abbiamo coltivato sistematicamente nell’ultima legislatura, che sappia fare di Sanremo la vera città della musica (di tutte le musiche) per 12 mesi all’anno.

Quanto all’organizzazione abbiamo già una Sanremo Promotion che ha acquisito un notevole know-how nell’organizzazione di Sanremolab, senza dimenticare l’Orchestra Sinfonica di Sanremo…

Del Noce e Bonolis al festival 2009

E’ notizia di questi giorni la partenza di Fabrizio Del Noce dalla direzione di RaiUno, dopo aver firmato la più longeva direzione di rete di sempre: mi sembra doveroso tributargli un ringraziamento per aver costantemente creduto, aldilà del legittimo gioco delle parti, nella formidabile capacità di attrazione del binomio Sanremo e canzoni.

Per la verità il primo vero contatto che ebbi con Del Noce fu un’accesa discussione nel foyer del Teatro Ariston durante la terza serata del Festival 2005 (Bonolis I°): tanto per cambiare la discussione era a proposito dei bouquet di fiori di Sanremo che venivano sistematicamente snobbati dal conduttore… con contorno di avvocati della tivù di stato in veste di pompieri che si adoperarono a sensibilizzare gli autori rispetto agli impegni contrattuali con il Comune.

Da quella diatriba però è nato un rapporto improntato al rispetto reciproco, che ritengo abbia portato il rapporto fra la Rai e Sanremo ad una maturità compiuta con una serie di investimenti incentrati sulla canzone, che hanno permesso alla città di essere al centro dell’attenzione mediatica nazionale per sei mesi consecutivi sia nel 2008 sia nel 2009.

Nel 2008 in particolare dopo il flop di ascolti del Festival, pur condotto in maniera impeccabile dalla coppia Baudo – Chiambretti, è stato il direttore di rete a credere ancora in Sanremo proponendo il format di “Ti lascio una Canzone” e andando anche aldilà degli impegni contrattuali con il Comune.

Di quei giorni ricordo che si parlava di fine di un’epoca, dell’inevitabile declino di un brand consolidato come il Festival di Sanremo… e invece la scommessa di rilanciare sul piatto di Sanremo con il nuovo format del sabato sera contrapposto ad una corazzata come la Corrida.

I bravissimi cantanti bambini, gli ospiti di grande spessore e la conduzione della Clerici fecero il miracolo con un crescendo che portò la trasmissione dal 22 al 32% in cinque puntate.

Poi il resto è storia recente, con il rilancio del Festivalone, ancora una volta dato per morto e risorto dalle sue ceneri sotto la conduzione Bonolis – Laurenti, e la seconda edizione di “Ti lascio una Canzone” con nove puntate capaci di arrivare al 37% di share.

Il format in effetti sembra fatto su misura sul trinomio Canzoni – Sanremo – Teatro Ariston ed è stata un’incredibile scommessa vinta, dalla Rai e dalla città, che ha inoltre potuto ospitare centinaia di turisti attratti dai pacchetti proposti dagli alberghi in collaborazione con Comune e Rai.

All’indomani del record assoluto di ascolti della puntata di metà maggio della trasmissione, Del Noce, infatti, dichiarava: “Sono dati che fanno effetto. Questi sono risultati d’ascolti da Festival di Sanremo. [...] Questa e’ una delle trasmissioni che sento più mie. E pensare che ho dovuto combattere sia per mandarla in onda sia per farla condurre ad Antonella che all’inizio come lei stessa ha ammesso lo scorso anno era molto scettica. E’ una trasmissione che può essere considerata una vera appendice di Sanremo, perché ha un legame editoriale forte con il festival, con la città e soprattutto con il teatro Ariston, che è senz’altro una delle magie di questo programma.”

Queste parole, più di ogni altra considerazione, dimostrano ancora che Sanremo è e resta un asset fondamentale della musica e della televisione italiana. Il mio augurio è quindi che la nuova amministrazione sanremese e la nuova dirigenza Rai sappiano valorizzare al massimo questo potenziale.