appunti di turismo sanremese

il blog di igor varnero

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L’organizzazione dell’Eurovision Song Contest ha comunicato la candidatura dell’Italia a rientrare nella competizione 15 anni dopo la partecipazione con i Jalisse nel 1997.

Le prime indiscrezioni danno come certa la presenza della vincitrice di X-factor Nathalie quale rappresentante italiana.

L’Eurofestival è nato sul modello del Festival di Sanremo nel 1956, e per tradizione il rappresentate italiano designato è stato il vincitore o un finalista del Festival di Sanremo.

Non per nulla una clausola importante della convenzione in essere fra la RAI e il Comune di Sanremo prevede che in caso di assegnazione all’Italia dell’organizzazione della manifestazione, questa debba essere organizzata a Sanremo. Lettera morta quando la RAI snobbava sistematicamente la manifestazione… ma una clausola che si rivela ora preziosa per la nostra città.

— Aggiornamento —

Nel corso della conferenza stampa odierna al Festival di Sanremo, apprendiamo finalmente che l’Italia sarà rappresentata da un artista della kermesse canora per eccellenza, attraverso una scelta compiuta da una commissione costituita ad hoc. Un’ottima notizia: ora non resta che garantirsi che in Eurovisione (e in tutti i paesi collegati) l’artista italiano sia effettivamente presentato come proveniente dal Festival di Sanremo, augurandosi che la scelta sia buon viatico per un’eventuale vittoria finale, che farebbe approdare la manifestazione sui nostri lidi.

Dopo un mese di gennaio climaticamente (ed economicamente) negativo per Sanremo, il ritorno del sole ha coinciso con un ottimo risultato di ascolti del Corso Fiorito che ha portato la primavera nelle case degli italiani.

12:21:44  12:51:31     LINEA VERDE I PARTE      21,46%     3.396.000
12:55:54  13:26:53     LINEA VERDE II PARTE     22,49%     4.349.000

sanremo: corso fiorito 2010

Sanremo: corso fiorito 2010

Mi perdonerete un po’ di retorica, ma resta nella mia memoria il risultato del 2005, quando un Paolo Brosio in maniche di camicia celebrava il sole e i 18°C di Sanremo davanti a tutta l’Italia sepolta dalla neve, conquistando il record storico di Linea Verde con 5.900.000 spettatori. E’ stato il primo anno del ritorno del Corso Fiorito sul lungomare, con le riprese in campo lungo sulle palme e sulle vele che solcavano il Mar Ligure.

Anche la scorsa domenica abbiamo assistito ad un buon prodotto televisivo, che ha saputo esaltare i colori tersi della nostra Riviera, con i fiori, il mare, le vele… uno spot di valore incalcolabile nel pieno dei giorni della merla. Uno spot  che ha coiciso con gli alberghi di Sanremo e dintorni pieni di turisti, almeno per una notte, dopo settimane di magra.

Buona anche l’idea del mercatino di prodotti tipici, accanto a quello floreale tradizionale, anche perché aspettarsi che i negozi aprano quella domenica sembra un’impresa disperata…

Ecco, il grande limite del corso fiorito è l’impossibilità di mettere i carri in garage per tirarli fuori 3, 4, 5 volte come si fa a Viareggio, a Nizza, a Mentone: un limite oggettivo (ma anche la magia) del nostro corso carnevalesco che può essere visto solo un giorno nell’anno. E’ quindi difficile costruire un pacchetto turistico di più giorni. Da parte nostra ci avevamo provato con lo spostamento del Festival dei Fiori da novembre a gennaio: una collaterale ideale dei carri, che stava crescendo bene, e che poteva essere un elemento importante del pacchetto Sanremo in Fiore.

Nella logica di un pacchetto turistico più appetibile l’annunciato spostamento da gennaio ai primi di marzo, potrebbe permettere di agganciare nel medesimo weekend anche il Carnevale di Nizza e la Festa dei Limoni di Mentone (che godono di investimenti, anche promozionali, ben più grandi dei nostri), a patto che si sincronizzino le date senza sovrapposizioni.

Interessante in questo senso anche l’idea di replicare il corso due volte, una al sabato sera  e una alla domenica, come accade a Ventimiglia da qualche anno: da definire però le modalità per salvare i carri dall’assalto selvaggio del pubblico e la sostituzione dei fiori più delicati per la passerella televisiva della domenica.

Rispetto a questa scelta ci sono anche degli argomenti contrari. L’effetto promozionale della passerella televisiva a fine gennaio, nei giorni più freddi dell’anno, è sicuramente unico ed irripetibile, a marzo non sarebbe comunque la stessa cosa.

Il rischio principale tuttavia è relativo alla programmazione dei bus operator dato che il corso fiorito attira ogni anno 2-300 bus dall’Italia e dall’estero: una sovrapposizione con le sfilate in Costa Azzurra potrebbe mettere il nostro prodotto in secondo piano. Quindi prima di tutto riterrei utile un piccolo sondaggio fra gli operatori che oggi programmano il corso fiorito fra i loro viaggi.

Infine resta da risolvere il problema turistico del periodo che intercorre fra l’Epifania ed il Festival, perchè ormai la clientela invernale è in via d’estinzione e solo manifestazioni mirate e d’impatto potrebbero tenere a galla un mese strategico per la nostra città.

Sanremo Ti lascio una Canzone

Sanremo: Ti lascio una Canzone

Sabato sera Canale 5 ha trasmesso il nuovo show di Jerry Scotty: “Io canto”: il format è un evidente clone del fortunatissimo “Ti lascio una Canzone”, tanto che porta la stessa firma di Roberto Cenci, strappato da Mediaset alla concorrenza.

Nonostante il grande battage la trasmissione non ha superato la soglia del 22-23% di share nelle due puntate, come testimonia il dettagliatissimo rapporto di tvblog: un risultato davvero modesto se paragonato al “Ti lascio una Canzone” condotto da Antonella Clerici dal Teatro Ariston che nella primavera scorsa ha toccato il record del 39% di share.

Assodato, anche con il conforto del commento di Aldo Grasso sul Corriere, che i due format sono sostanzialmente identici le uniche variabili in gioco sono la conduzione e la location.

Avendo vissuto da un osservatorio privilegiato la gestazione dell’originale di RaiUno, posso affermare che un ingrediente fondamentale del successo di “Ti lascio una Canzone” risiedeva proprio nell’essere trasmesso dal mitico palcoscenico del Festival di Sanremo, a poche settimane dalla conclusione dello stesso festivalone e approfittando della stessa magia del Teatro Ariston e della stessa mastodontica scenografia.

Ho già dato atto che l’intuizione che un format del genere fosse calzato su misura per la nostra città fu del direttore di RaiUno Del Noce, che pure andò anche contro il parere del team del progetto festival, ottenendo però il risultato in due stagioni di affondare la Corrida e di portare i piccoli cantanti a record di ascolti eccezionali.

Oggi, se RaiUno produrrà nuovamente “Ti lascio una Canzone”, questo format sarà realizzato negli studi di Roma e non più a Sanremo: ottimizzazione di costi si dice (come se rinunciare ad utilizzare la scenografia del Festival e i fondi per la logistica previsti della convenzione con il Comune fosse irrilevante…). Spero però che la direzione di rete prenda seriamente in considerazione il modesto risultato di Canale 5 e torni sulla scelta di portare via da Sanremo una trasmissione che è nata su misura per la città della Canzone.

Sono certo che ne guadagnerebbero gli ascolti, ne guadagnerebbe il rapporto sempre complesso con l’Amministrazione della città, ne guadagnerebbe Sanremo che potrebbe nuovamente contare su un fattore di attrazione straordinario nei mesi primaverili.

Quando Marco Lupi, esponente della Lega Nord e presidente del Consiglio Comunale di Sanremo, lanciò l’idea di un’intera serata del Festival della Canzone Italiana dedicata al dialetto, trovai la cosa interessante anche se difficilmente percorribile considerate le tradizionali resistenze della Rai ad accettare un dialogo sulla formula della manifestazione.

Va riconosciuto che se da un lato è in gran parte merito della televisione se nel nostro Paese tutti oggi parlano l’italiano, è anche vero che la ricchezza delle mille tradizioni dell’Italia è anche nei tantissimi dialetti che ancora sono molto diffusi.

D’altra parte a testimoniare come la canzone dialettale abbia un profilo di tutto rispetto c’è la targa che il Club Tenco assegna da anni alla più interessante produzione dell’anno in dialetto.

L’idea quindi in sé è molto interessante e merita a mio avviso di essere orientata verso la realizzazione di una manifestazione a sé stante, il cui vincitore potrebbe poi fare una passerella sul palco dell’Ariston durante il Festivalone.

Un Festival della Canzone Dialettale sarebbe infatti capace di attrarre l’attenzione di addetti ai lavori, media e appassionati di tutta Italia e non solo. Quante sono infatti le comunità di connazionali all’estero dove si parla il dialetto dei bisnonni accanto alla lingua della nuova patria ?

Si avrebbero interessanti ricadute turistiche sulla città e una continuità nel solco di un progetto, che abbiamo coltivato sistematicamente nell’ultima legislatura, che sappia fare di Sanremo la vera città della musica (di tutte le musiche) per 12 mesi all’anno.

Quanto all’organizzazione abbiamo già una Sanremo Promotion che ha acquisito un notevole know-how nell’organizzazione di Sanremolab, senza dimenticare l’Orchestra Sinfonica di Sanremo…

Del Noce e Bonolis al festival 2009

E’ notizia di questi giorni la partenza di Fabrizio Del Noce dalla direzione di RaiUno, dopo aver firmato la più longeva direzione di rete di sempre: mi sembra doveroso tributargli un ringraziamento per aver costantemente creduto, aldilà del legittimo gioco delle parti, nella formidabile capacità di attrazione del binomio Sanremo e canzoni.

Per la verità il primo vero contatto che ebbi con Del Noce fu un’accesa discussione nel foyer del Teatro Ariston durante la terza serata del Festival 2005 (Bonolis I°): tanto per cambiare la discussione era a proposito dei bouquet di fiori di Sanremo che venivano sistematicamente snobbati dal conduttore… con contorno di avvocati della tivù di stato in veste di pompieri che si adoperarono a sensibilizzare gli autori rispetto agli impegni contrattuali con il Comune.

Da quella diatriba però è nato un rapporto improntato al rispetto reciproco, che ritengo abbia portato il rapporto fra la Rai e Sanremo ad una maturità compiuta con una serie di investimenti incentrati sulla canzone, che hanno permesso alla città di essere al centro dell’attenzione mediatica nazionale per sei mesi consecutivi sia nel 2008 sia nel 2009.

Nel 2008 in particolare dopo il flop di ascolti del Festival, pur condotto in maniera impeccabile dalla coppia Baudo – Chiambretti, è stato il direttore di rete a credere ancora in Sanremo proponendo il format di “Ti lascio una Canzone” e andando anche aldilà degli impegni contrattuali con il Comune.

Di quei giorni ricordo che si parlava di fine di un’epoca, dell’inevitabile declino di un brand consolidato come il Festival di Sanremo… e invece la scommessa di rilanciare sul piatto di Sanremo con il nuovo format del sabato sera contrapposto ad una corazzata come la Corrida.

I bravissimi cantanti bambini, gli ospiti di grande spessore e la conduzione della Clerici fecero il miracolo con un crescendo che portò la trasmissione dal 22 al 32% in cinque puntate.

Poi il resto è storia recente, con il rilancio del Festivalone, ancora una volta dato per morto e risorto dalle sue ceneri sotto la conduzione Bonolis – Laurenti, e la seconda edizione di “Ti lascio una Canzone” con nove puntate capaci di arrivare al 37% di share.

Il format in effetti sembra fatto su misura sul trinomio Canzoni – Sanremo – Teatro Ariston ed è stata un’incredibile scommessa vinta, dalla Rai e dalla città, che ha inoltre potuto ospitare centinaia di turisti attratti dai pacchetti proposti dagli alberghi in collaborazione con Comune e Rai.

All’indomani del record assoluto di ascolti della puntata di metà maggio della trasmissione, Del Noce, infatti, dichiarava: “Sono dati che fanno effetto. Questi sono risultati d’ascolti da Festival di Sanremo. [...] Questa e’ una delle trasmissioni che sento più mie. E pensare che ho dovuto combattere sia per mandarla in onda sia per farla condurre ad Antonella che all’inizio come lei stessa ha ammesso lo scorso anno era molto scettica. E’ una trasmissione che può essere considerata una vera appendice di Sanremo, perché ha un legame editoriale forte con il festival, con la città e soprattutto con il teatro Ariston, che è senz’altro una delle magie di questo programma.”

Queste parole, più di ogni altra considerazione, dimostrano ancora che Sanremo è e resta un asset fondamentale della musica e della televisione italiana. Il mio augurio è quindi che la nuova amministrazione sanremese e la nuova dirigenza Rai sappiano valorizzare al massimo questo potenziale.

Torno su un argomento sul quale avevo già preso posizione in passato perché sul Corriere della Sera di oggi, è uscito un interessante articolo di Giuseppina Manin che stigmatizza la scelta di RaiUno di non trasmettere in diretta il Concerto di Capodanno di Vienna (relegato per la cronaca alle 14:30 su RaiDue).

“Da sei anni costretti all’autarchia di Capodanno, gli italiani che non si rassegnano al decoroso ma mesto concertino dalla Fenice di Venezia, sono costretti a inseguire via radio (benemerita RadioTre) o, se muniti di parabola, via satellite (benemerita Zdf) i dorati valzerini Straussiani dal doratissimo Musikverein di Vienna. Che, a quanto pare, continuano ad entusiasmare tutto il mondo (60 le tv e 300 le radio estere ieri collegate) tranne il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, ostinatamente e solitariamente certo della superiorità del prodotto nazionale.

Oltretutto quel pout pourri di Verdi, Rossini, Bellini (stavolta, dirigendo George Prètre, anche Bizet, il preludio di Carmen) ha l’impagabile merito di durare poco, un’oretta scarsa, e non andare a dar fastidio né all’Angelus del papa né al Tg di rete. Detto questo, non è che il Concerto della Fenice sia da disprezzare. Tutt’altro.

Sfoggiando una coccarda viola in segno di protesta contro i tagli previsti del Fus, l’Orchestra e il coro del Teatro veneziano condotti da Prétre, solisti Mariella Devia e Massimiliano Pisapia, hanno dato vita a un concerto molto gradevole ed elegante concluso con il brindisi dalla Traviata «Libiam ne’ lieli calici». Un lieto momento musicale ideale per chiudere degnamente l’anno, un’alternativa di qualità agli squallidi varietà dei palinsesti del 31 dicembre. Insomma, se San Silvestro ospitasse la Fenice, Capodanno potrebbe tornare alla diretta internazionale con Vienna.

Dove ieri mattina Daniel Barenboim ha diretto i Wiener Philharmoniker negli immancabili valzer, polke, galop degli Strauss, ma, per la prima volta nella storia del concerto viennese, ha inserite un autore «anomalo», Joseph Haydn, di cui nel 2009 ricorre il bicentenario della morte, eseguendo il movimento finale della Sinfonia n.45-Prima del gran finale di rito, con il Bel Danubio blu e la Marcia di Radetzky. Barenboim, da sempre impegnato per il dialogo tra israeliani e palestinesi e fondatore dell’Orchestra Divan che raccoglie musicisti di entrambi paesi, ha rivolto il suo saluto augurale «urbi et orbi». «Spero che il 2009 sarè l’anno della pace nel mondo e della giustizia umana in Medio Oriente», ha auspicato. Gli applausi levatisi dalla platea del Musikverein si spera siano arrivati in tutto il mondo.

Purtroppo con i palinsesti RAI spesso si combatte una battaglia impari, anche se gli ascolti in passato premiavano Vienna ben più di Venezia. Ci consoliamo con il fatto che decine di milioni di spettatori in tutto il mondo hanno comunque potuto assistere in diretta al concerto viennese e ammirare gli splendidi fiori della nostra città.


Rai Uno Ti lascio una canzone

Siamo davvero soddisfatti per il successo raggiunto dal nuovo programma di Rai Uno Ti lascio una canzone. Circa 25 milioni di persone in 5 serate, in media 5 milioni per ogni puntata, hanno avuto modo di vedere Sanremo, gli splendidi addobbi floreali del palco dell’Ariston ed i meravigliosi bouquets.

Il varietà trasmesso in diretta dal Teatro Ariston sabato 5, 12, 19 e 26 aprile e in differita il 3 maggio, ha ribadito il connubio vincente fra la Canzone italiana e Sanremo, questa volta con un format legato ai bambini impreziosito da alcune star della musica.

Per la prima volta questa manifestazione ha avuto un forte impatto anche su Sanremo, aldilà della tradizionale presenza di addetti ai lavori. L’Assessorato, infatti, ha raggiunto un accordo con la Rai e con gli albergatori per sperimentare una proposta di soggiorno legata all’evento televisivo: una formula innovativa che ha permesso di sperimentare la capacità di attrazione della manifestazione anche sul pubblico dei vacanzieri, diventando vero motivo di viaggio.

Abbiamo ancora una volta verificato come alcune manifestazioni televisive, non solo in Festival, oltre all’indiscutibile ritorno di immagine, possano diventare anche attrattori di turismo.

In chiusura vale la pena di riportare una battuta di Del Noce sul programma, che ribadisce l’effetto magico di Sanremo:

Con Ti lascio una canzone siete riusciti a fare un buon prodotto…
«Una scommessa vinta in cui ho creduto fin dall’inizio. È Canzonissima rifatta: la trovata giusta è stato mettere dei bambini a cantare brani storici sul magico palco dell’Ariston».

E, giusto per restare in tema, il 14 maggio sarò a Trieste al Summit del Turismo nelle Regioni, con una relazione sul significato turistico di 58 anni di Festival della Canzone Italiana.

Sanremo sempre più Città della Musica italiana.

Palombini e Sanremo

In questi giorni i canali tv nazionali sono invasi da uno spot pubblicitario del caffè Palombini, che ha come testimonial di eccezione Pippo Baudo.

Lo spot lancia il concorso Vieni a Sanremo, che mette in palio un soggiorno per assistere al Festival. E’ stata perciò richiesta l’autorizzazione al nostro Comune, e abbiamo ritenuto che fosse una bella occasione per promuovere la città e i nostri fiori, per cui abbiamo concesso l’autorizzazione a patto che si citasse “Sanremo, la città dei fiori”.

Ancora una volta una dimostrazione (se si vuole anche banale) della forza del nostro brand e delle potenzialità della cross promotion fra turismo e floricoltura, in merito alla quale ci sono interessanti novità in arrivo…

Ha fatto molto clamore in questi giorni il commento di Enzo Mazza, presidente dei potenti discografici della FIMI (associazione che riunisce le major) secondo cui la fuga del pubblico giovane dalla tv generalista porterà alla morte del Festival di Sanremo entro 5 anni.

Che dire… alla fine anche Enzo Mazza per conquistare le pagine nazionali dei quotidiani ha dovuto tirare in ballo del Festival di Sanremo: potenza del nostro brand.

Un brand che si è costruito e rafforzato in oltre mezzo secolo di storia e che ha avuto la forza di esportare la musica italiana nel mondo, tanto che, aldilà delle vendite dei singoli brani presentati al Festival, si contano sulle dita di una mano i nuovi talenti lanciati dalla discografia nazionale che non siano passati sul palco dell’Ariston.

E’ in questo senso incomprensibile la voglia di antagonismo che anima il presidente della FIMI, che devo dire la verità non ho mai riscontrato nei discografici indipendenti. Se Enzo Mazza, del quale ho personalmente molta stima, fosse davvero lungimirante, anziché lanciarsi in vaticini più o meno sensazionalistici, potrebbe cogliere l’opportunità di collaborare con il Comune di Sanremo perché il formidabile brand del Festival della Canzone Italiana sia coinvolto a pieno titolo nei progetti di internazionalizzazione del made in Italy musicale.

Proprio l’internazionalizzazione del Festival sarà al centro delle discussioni fra Comune e RAI in vista del prossimo rinnovo convenzionale, un confronto a cui la discografia potrebbe dare un contributo importante e decisivo.

In ultimo vorrei ricordare quanto l’Amministrazione comunale sanremese tenga al progetto della “città della musica”. Con il rilancio di SanremoLab abbiamo inteso anche fornire un servizio alla discografia nazionale, che non ha più i mezzi per fare una ricerca di nuovi talenti su vasta scala: alle audizioni riservate dei 40 finalisti hanno partecipato ben 40 etichette, comprese alcune major.

E’ chiaro perciò che l’investimento sul Festival di Sanremo non può essere visto come fine a se stesso, ma come un progetto comune a tutto il made in Italy musicale.

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P.S. Merita il commento di Gabriele Ferraris su La Stampa: Ma non si può spegnere Sanremo.

 

 

Festival di Sanremo su You Tube

YouTube, la video community più popolare al mondo, annuncia la propria internazionalizzazione, che rappresenta un primo passo verso il processo di completa localizzazione del sito all’interno di nove Paesi. Per quel che riguarda l’Italia importanti content provider italiani hanno deciso di creare un proprio branded channel, tra questi Rai e LA7. Il branded channel di Rai (www.youtube.com/rai) riprenderà gli elementi grafici caratterizzanti Rai.tv, per sottolineare la continuità editoriale tra i contenuti presenti sul dominio Rai e sul resto del Web. Accedendo a questo branded channel, gli utenti potranno vedere le clip più ricercate dal pubblico, selezionate tra le migliori esibizioni di comici come Luciana Littizzetto e Corrado e Sabina Guzzanti, veri cult per i navigatori della Rete, ed anche alcuni filmati dell’ultimo Festival di Sanremo. (digital-sat magazine)

Non più tardi di qualche settimana fa mi dilungavo sull’impatto del Festival sulla stampa estera, auspicando un maggior impegno da parte della Rai per internazionalizzare la manifestazione. Lo sbarco della Rai, e del Festival, su una piattaforma di grandissimo successo e così amata dai giovani di tutto il mondo, può rappresentare davvero una grandissima opportunità per il futuro.

Ritengo che la tecnologia permetta di concepire un vero canale RaiSanremo su Internet, che contenga un po’ tutta la storia della manifestazione canora insieme agli speciali realizzati in occasione di altre grandi e piccole manifestazioni (Tenco, OscarTV, Festa della Musica, Notte Bianca), diventando un biglietto da visita formidabile per la città e il suo cartellone di eventi.