appunti di turismo sanremese

il blog di igor varnero

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Sanremo Saldi Estivi 2009

Sanremo Saldi Estivi 2009

Abbiamo sentito il presidente Obama affermare nei mesi scorsi che l’attuale grave crisi può essere foriera di opportunità… domani a Sanremo assisteremo (finalmente) ad una apertura serale voluta direttamente dai commercianti, dopo le aperture straordinarie ottenute a fatica dall’amministrazione precedente in occasione delle 4 edizioni della Notte Bianca firmata Pepimorgia.

Sul blog proprio un anno fa affermavo che shopping e turismo sono un binomio vincente e che una Notte dei Saldi in occasione dell’inizio delle svendite estive potrebbe destare l’attenzione dei media nazionali e del turismo. Certo ancora siamo lontani da un’idea così “londinese”, però va riconosciuto il merito al neo Sindaco Zoccarato di essere subito partito all’assalto chiedendo un impegno chiaro ai commercianti sanremesi perché contribuiscano ad animare le serate estive con aperture straordinarie dei negozi.

Agli occhi dell’osservatore che magari non conosce la nostra realtà da vicino, l’evento dell’apertura serale dei negozi in una località turistica può apparire come la cosa più normale del mondo, ma per una destinazione “conservatrice” come Sanremo si tratta di una virata epocale, considerando la fortissima resistenza al cambiamento che è tipica dei sistemi economici parcellizzati dove manca una governance unitaria.

L’unico rammarico è il fortissimo ritardo con cui questa iniziativa è stata presa, che non ha consentito agli operatori del turismo di comporre dei pacchetti turistici ad hoc, ma in ogni caso crediamo che la via intrapresa sia quella giusta e ci auguriamo che si prosegua senza ripensamenti e con maggiore programmazione.

E’ balzata agli onori delle cronache la notizia, ripresa anche dal Corriere, della truffa perpetrata da un ristoratore romano ai danni di alcuni turisti giapponesi. Purtroppo però l’accaduto è a mio avviso la punta di un iceberg che vede, a fianco della stragrande maggioranza degli operatori onesti e corretti, una minoranza, però ingombrante, di operatori che ha una concezione predatoria del turismo.

Che dire infatti per esempio della doppia coda di taxi che c’è di fronte alla stazione Termini ? A destra la coda regolare, a sinistra una fila di taxi parcheggiati i cui conducenti vanno letteralmente a caccia di clienti nell’atrio della stazione. L’ultima volta che sono stato nella capitale uno di questi mi ha proposto un forfait di € 20 per portarmi al mio hotel nei pressi di via Veneto. Ne ho poi spesi € 5,50 di tassametro con un collega regolare…

Sono fenomeni che non si trovano nei grandi paesi industrializzati, che fanno rivivere il mito di un paese levantino pieno di furbetti che si arrangiano, che nulla ha a che vedere con la competizione del turismo moderno. Il turismo italiano, industria che vale il 12% del PIL, non può più permettersi questi comportamenti che minano alla base la nostra credibilità e la nostra capacità di attrazione.

E’ perciò necessario che, a partire dalle associazioni di categoria per finire alle istituzioni, questi fenomeni non vengano presi sotto gamba,  ma vengano monitorati e isolati, perché basta una mela marcia per danneggiare irrimediabilmente l’immagine della nostra destinazione.

Un piccolo esempio ci arriva, ancora una volta, dalla vicina Francia, dove prima dell’abbatimento dell’IVA i menu dei ristoranti sono stati fotocopiati e archiviati… le mele marce ci saranno anche lì, ma evidentemente le tengono sotto mira :)

Leggo sul periodico specializzato L’hôtellerie le dichiarazioni di Christine Lagarde, ministro francese  dell’economia:
«Ce matin nous lançons le début d’une histoire. L’histoire d’une promesse tenue, celle faites par Nicolas Sarkozy d’obtenir l’autorisation de Bruxelles d’appliquer le taux réduit de TVA. L’histoire d’un engagement réciproque entre le gouvernement et les organisations professionnelles du secteur concrétisé dans le contrat d’Avenir. L’histoire de la responsabilité des professionnels qui repose sur la confiance. »

L’evento storico è l’abbattimento dell’IVA sulla ristorazione al 5,5% dal precedente 19,6%, allineandola all’IVA sui servizi alberghieri. Da oggi la Francia è il paese europeo con la tassazione sui consumi più bassa nel settore del turismo: 5,5% contro il 7% della Spagna, l’8% della Grecia e il 10% dell’Italia.

Il governo francese rinuncia così ad un gettito potenziale di ca. 3 miliardi di Euro, puntando a ridare vigore ad uno dei settori chiave della sua economia: la Francia è pur sempre il primo paese al mondo per presenze turistiche straniere e gli occupati nel solo settore della ristorazione sono ca. 900 mila.

Le associazioni di categoria da parte loro comunicano un impegno al ribasso delle tariffe dei ristoranti fino al 20%, un aumento dei salari di qualche punto percentuale con l’aggancio del premio di risultato al fatturato aziendale e stimano un aumento di ca 40 mila posti di lavoro nel prossimo biennio.

Per noi che operiamo a una decina di chilometri dal confine francese, questa importante manovra fiscale si traduce in un ulteriore gap in termini di competitività con la Costa Azzurra: non bastassero la minore pressione fiscale sul lavoro, il minor costo dell’energia, la migliore rete infrastrutturale, la più qualificata organizzazione per la promozione del territorio… l’augurio è che anche le nostre istituzioni comprendano che il ruolo del turismo in un’economia globale è assolutamente strategico per il paese e necessita di un sostegno straordinario nell’attuale congiuntura. A maggior ragione nelle aree di confine che risentono della concorrenza fiscale fra stati.

Leggo su Le Monde: “Le taux de TVA sur la restauration sera réduit après l’accord conclu à Bruxelles”. La Francia ha ottenuto di poter applicare l’aliquota IVA agevolata alla ristorazione, che quindi si affianca con il medesimo tasso all’hotellerie, aumentando in maniera significativa il tasso di competitività delle imprese francesi dell’ospitalità rispetto alle nostre, già gravate da un insieme di costi e tasse ai livelli più alti dell’Unione.

BerlinoSono i giorni dell’ITB a Berlino, la più grande fiera del settore turistico al mondo. Fra i mille annunci e le mille statistiche, mi ha colpito la notizia secondo la quale il governo della città di Berlino ha lanciato un’imponente campagna di comunicazione per limare la leggendaria scontrosità dei berlinesi, in particolare nei confronti dei turisti.

Berlino è diventata un’importante meta turistica internazionale e la qualità dell’esperienza turistica che si vive nella città non può essere limitata all’accoglienza negli alberghi, alla grandiosità dei monumenti, all’efficienza nei trasporti. Gran parte dell’esperienza turistica verte proprio sui rapporti interpersonali che si instaurano fra il viaggiatore e gli abitanti del luogo.

Così la campagna prevede azioni di sensibilizzazione della popolazione, mediante affissioni, ma soprattutto si prevede di coinvolgere il settore pubblico con gli impiegati dei trasporti, i poliziotti, gli spazzini, ma anche tassisti e camerieri. Tutti porteranno una spilla con una I con un puntino a forma di cuore trasformandosi in punti informazione viventi.

Questa operazione, mi ricorda un episodio di diversi anni fa, alla mia prima visita a New York, quando in una domenica pomeriggio dopo aver macinato chilometri su è giù per Manhattan mi persi nella zona di Wall Street. Di domenica naturalmente non c’era anima viva, né uno straccio di locale o bar aperto… finché non mi imbattei in uno spazzino, il quale non solo mi indirizzò correttamente alla metro più vicina, ma addirittura era dotato di cartine della città! In perfetta scuola Disney.

Conoscendo i tedeschi, ci si applicheranno con grande impegno e serietà… e sicuramente l’esperienza turistica ne guadagnerà immensamente.

Tornando a noi, questa notizia mi sembra proprio calzante con la realtà che viviamo quotidianamente nella nostra Liguria… dove spesso il turista è visto dai residenti come un fastidioso invasore, latore di disturbo, e non (come correttamente dovrebbe essere) l’unico vero artefice del nostro benessere.

Ecco un’idea per il futuro prossimo: vogliamo più turisti ? Allora cominciamo con un’operazione sorriso nella nostra città, adottando la medesima strategia berlinese (non è necessario essere innovativi, limitiamoci a copiare bene…) e dotiamo tutti i nostri dipendenti pubblici di spilletta e di un’infarinatura di ciò che il turista può aspettarsi, poi coinvolgiamo le categorie economiche e i dipendenti privati (perché spesso la poca cortesia c’è sul marciapiede ma anche all’interno degli alberghi, dei negozi, dei pubblici esercizi, del casinò).

In tempi di magri budget torniamo al marketing 0.0: sfruttiamo il passaparola dei 250.000 arrivi nelle strutture ricettive che Sanremo genera ogni anno, e di altrettanti escursionisti che visitano Sanremo per un giorno.

“Preoccupa l’eccessiva genericità dei principi e criteri direttivi relativi alla autonomia tributaria dei Comuni contenuti nel Disegno di Legge Calderoli in materia di federalismo fiscale”. È quanto sostiene il Presidente della Federalberghi e di Confturismo-Confcommercio, Bernabò Bocca, alla lettura del testo che il Ministro per la Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli, ha presentato oggi.

“La possibilità di istituire tributi propri comunali per finanziare ’oneri derivanti da eventi particolari quali i flussi turistici’ -afferma Bocca- rischia di creare le premesse per la reintroduzione surrettizia della vecchia imposta di soggiorno, opportunamente soppressa nel lontano 1989, in danno della nostra economia turistica già pesantemente penalizzata da una congiuntura internazionale simile a quella del dopo guerra.

“Non sono simili balzelli a modernizzare l’Italia -conclude Bocca- ma una attenta e reale revisione dell’apparato burocratico e del sistema normativo, indispensabile per semplificare la vita dei cittadini e delle imprese e rilanciare l’economia e l’occupazione”.

Dopo le polemiche dei giorni scorsi sulla chiusura stagionale degli alberghi in particolare nel golfo dianese, che ha di fatto neutralizzato l’opportunità offerta dal ponte di Ognissanti, è intervenuto il presidente regionale degli albergatori Americo Pilati sulla Stampa:

“Dire che in Riviera, in questo periodo, pochi sono gli alberghi aperti è stato per commercianti e politici un invito a nozze per poter ancora una volta affermare che, se il turismo va male, la responsabilità è di quegli incapaci degli albergatori. Ma sulle chiusure degli esercizi alberghieri, magari concertate con le associazioni di categoria, bisogna immediatamente chiarire che il riposo, le ferie per noi albergatori sono l’ultimo dei pensieri.
Non siamo masochisti: e, se c’è da lavorare, teniamo gli hotel aperti, anche quando «non conviene», come invece ammettono altri operatori per giustificare mancate aperture di negozi, bar, pizzerie e ristoranti alla sera e nei giorni festivi. Ma, per spiegare una volta per tutte le problematiche della categoria, dobbiamo nostro malgrado di nuovo salire in cattedra, per fornire spiegazioni tutto sommato elementari.
È bene precisare che per molti di noi, ad eccezione di pochissimi casi, la stagione estiva è finita il giorno in cui si sono iniziate le scuole, cioè il 10 settembre: da quel momento in poi, abbiamo tenuto aperto, purtroppo senza possibilità di utili, soltanto per poter rispettare i contratti stabiliti con le agenzie di viaggio e i tour operator in vigore da marzo a ottobre. Ma il turismo delle comitive in autopullman ha come meta Montecarlo e la Costa Azzurra.
E allora, ai critici e alle istituzioni chiediamo qualche idea per portare qui, nel Savonese o nell’Imperiese, frotte di turisti in bus o di clienti con auto private nei periodi di «bassa stagione», cioè da marzo al 15 giugno, quando chiudono le scuole, e dal 10 settembre al 4 novembre. Qualcuno di noi resiste fino al 25 settembre (o fino al 3-4 di ottobre, se lavora con gli stranieri, per sfruttare il weekend che i tedeschi chiamano la «Festa delle patate»), poi però la maggior parte è costretta a chiudere perchè non ci sono clienti.
Quest’anno, è vero, c’era un lungo «ponte» anche in Italia, in coincidenza con Ognissanti e la ricorrenza del IV novembre. E qualcuno, dopo la pausa di ottobre, era tentato di riprendere l’attività proprio per questa circostanza. Ma le segreterie hanno dato risultati sconfortanti: pochissime richieste, nessuna prenotazione. Per quali motivi? Essenzialmente uno solo: quando le risorse finanziarie scarseggiano, nei limiti del possibile si cerca di non sprecare neppure un’ora di vacanza. E siccome le previsioni meteo erano incerte, molti si sono mossi soltanto all’ultimo, accontentandosi di un paio di giorni d’albergo.
E, infine, due domande ai vari assessori al Turismo. La prima: c’era, nella Riviera di Ponente, in questo periodo «di stanca», una qualche manifestazione, un qualche evento, un qualche avvenimento (tipo le grandi mostre d’arte, per fare un esempio, o anche soltanto i frantoi aperti da visitare, visto che siamo in una zona olearia) in grado di attirare gente qui da noi? La seconda: perchè accusare soltanto gli albergatori, quando sono chiusi anche negozi, bar e discoteche?”

Sono stato a fianco di Americo per quasi dieci anni, da quando fondando la Federalberghi Imperia contribuimmo a superare l’assurda separazione fra le associazioni albergatori della nostra provincia. Sono quindi sicuramente di parte, tuttavia la problematica rappresentata dal presidente regionale degli albergatori è un po’ la madre di tutti i problemi della nostra Riviera. Basta il clima a fare turismo ? Non più.

Quindi anche durante un autunno davvero mite, che vede le spiagge ancora affollate nei fine settimana è comunque necessario offrire alla clientela una vera occasione di fare turismo.

Sanremo, che è già più città delle altre località della costa, ha sempre avuto un mese di autonomia in più e gli alberghi stagionali tradizionalmente chiudono ai primi di novembre, e solo un paio di grandi alberghi si trovano a dover rispettare l’assurdo dettame di legge dei 70 giorni di chiusura consecutiva per mantenere lo status di stagionali.

Ci siamo però resi conto che la stagionalità si stava progressivamente contraendo anche nella nostra città ed abbiamo deciso di agire direttamente con il calendario manifestazioni, spostando investimenti ingenti nei fine settimana autunnali.

Così già quest’anno la città dei fiori ha offerto un intenso programma che ha coperto scientificamente ogni weekend:

28-30 settembre: Rally di Sanremo, Intercontinental Rally Challenge (ca 1500 arrivi turistici);
5-7 ottobre: Festival internazionale delle bande musicali (ca. 800 arrivi turistici);
12-14 ottobre: Festival internazionale dei giochi e Derby dei fiori di equitazione (ca. 1000 arrivi turistici);
25.10 – 6.11: Festival della Scienza (curato dall’Assessorato alla Cultura);
28.10 – 4.11: Mare Nostrum , incontri culturali ed esposizione-mercato di prodotti tipici dalla Sicilia.
1-4 novembre: Coppa del Mondo di Tiro a Volo e regata nazionale classe 420 (ca. 500 arrivi);
9-11 novembre: Premio Tenco, rassegna della canzone d’autore e campionato velico West Liguria
16-18 novembre: Jubilmusic, rassegna di musica cristiana;
28 novembre: 50 Canzonissime con Carlo Conti (ca. 300 arrivi)
30.11-9.12: Festival dei Sapori delle Alpi del Mare;
6-9 dicembre: Coppa del Mondo di Tiro a Volo (ca. 300 arrivi)
9 dicembre: Maratona del Mare;
14-23 dicembre: Trofeo città di Sanremo di biliardo sportivo (ca. 800 arrivi).

Insomma, giusto per restare in tema, anche in autunno a Sanremo “ogni giorno è un giorno speciale”.

Riporto una notizia battuta dall’ufficio stampa Federalberghi, che trovo interessante per valutare il “peso” del settore.

Con oltre un milione di camere in 33.500 hotel l’Italia è quarta nel mondo per numero di camere d’albergo. Questo il dato che emerge dal Rapporto 2007 sul sistema alberghiero in Italia presentato oggi a Roma nell’ambito della 57esima Assemblea Generale Ordinaria della Federazione degli Albergatori Italiani e realizzato in esclusiva dalla società Mercury. “Un sistema ricettivo quasi giunto al punto di saturazione – commenta il presidente della Federalberghi-Confturismo (e vicepresidente vicario della Confcommercio) Bernabò Bocca -; perciò più che pensare a nuovi insediamenti di massa, occorre lavorare ad un progetto di incentivi per riqualificare ulteriormente l’esistente, regolamentando al contempo la nascita di quei nuovi fenomeni di ricettività che contribuiscono comunque a rendere più competitivo il nostro Paese”. Al primo posto come numero di camere alberghiere nel mondo il rapporto Mercury mette gli Stati Uniti con 4,4 milioni di stanze, seguiti dal Giappone con oltre 1,5 milioni e dalla Cina con 1,3 milioni. L’Italia offre poco più di 1 milione di camere e distanzia notevolmente la Spagna, che dispone di quasi 800mila camere e la Francia che ne offre 630mila. Per quanto riguarda il numero di alberghi in Europa primeggia la Germania con 36.500 strutture, seguita dall’Italia con 33.500. “Numeri – commenta Bocca – che parlano da soli e che costituiscono la migliore base per un recupero sostanziale di arrivi e pernottamenti di turisti, se le campagne promopubblicitarie che l’Enit-Agenzia del Turismo si appresta a varare, colpiranno nel segno”.