E’ balzata agli onori delle cronache la notizia, ripresa anche dal Corriere, della truffa perpetrata da un ristoratore romano ai danni di alcuni turisti giapponesi. Purtroppo però l’accaduto è a mio avviso la punta di un iceberg che vede, a fianco della stragrande maggioranza degli operatori onesti e corretti, una minoranza, però ingombrante, di operatori che ha una concezione predatoria del turismo.
Che dire infatti per esempio della doppia coda di taxi che c’è di fronte alla stazione Termini ? A destra la coda regolare, a sinistra una fila di taxi parcheggiati i cui conducenti vanno letteralmente a caccia di clienti nell’atrio della stazione. L’ultima volta che sono stato nella capitale uno di questi mi ha proposto un forfait di € 20 per portarmi al mio hotel nei pressi di via Veneto. Ne ho poi spesi € 5,50 di tassametro con un collega regolare…
Sono fenomeni che non si trovano nei grandi paesi industrializzati, che fanno rivivere il mito di un paese levantino pieno di furbetti che si arrangiano, che nulla ha a che vedere con la competizione del turismo moderno. Il turismo italiano, industria che vale il 12% del PIL, non può più permettersi questi comportamenti che minano alla base la nostra credibilità e la nostra capacità di attrazione.
E’ perciò necessario che, a partire dalle associazioni di categoria per finire alle istituzioni, questi fenomeni non vengano presi sotto gamba, ma vengano monitorati e isolati, perché basta una mela marcia per danneggiare irrimediabilmente l’immagine della nostra destinazione.
Un piccolo esempio ci arriva, ancora una volta, dalla vicina Francia, dove prima dell’abbatimento dell’IVA i menu dei ristoranti sono stati fotocopiati e archiviati… le mele marce ci saranno anche lì, ma evidentemente le tengono sotto mira
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