Leggo sul periodico specializzato L’hôtellerie le dichiarazioni di Christine Lagarde, ministro francese dell’economia:
«Ce matin nous lançons le début d’une histoire. L’histoire d’une promesse tenue, celle faites par Nicolas Sarkozy d’obtenir l’autorisation de Bruxelles d’appliquer le taux réduit de TVA. L’histoire d’un engagement réciproque entre le gouvernement et les organisations professionnelles du secteur concrétisé dans le contrat d’Avenir. L’histoire de la responsabilité des professionnels qui repose sur la confiance. »
L’evento storico è l’abbattimento dell’IVA sulla ristorazione al 5,5% dal precedente 19,6%, allineandola all’IVA sui servizi alberghieri. Da oggi la Francia è il paese europeo con la tassazione sui consumi più bassa nel settore del turismo: 5,5% contro il 7% della Spagna, l’8% della Grecia e il 10% dell’Italia.
Il governo francese rinuncia così ad un gettito potenziale di ca. 3 miliardi di Euro, puntando a ridare vigore ad uno dei settori chiave della sua economia: la Francia è pur sempre il primo paese al mondo per presenze turistiche straniere e gli occupati nel solo settore della ristorazione sono ca. 900 mila.
Le associazioni di categoria da parte loro comunicano un impegno al ribasso delle tariffe dei ristoranti fino al 20%, un aumento dei salari di qualche punto percentuale con l’aggancio del premio di risultato al fatturato aziendale e stimano un aumento di ca 40 mila posti di lavoro nel prossimo biennio.
Per noi che operiamo a una decina di chilometri dal confine francese, questa importante manovra fiscale si traduce in un ulteriore gap in termini di competitività con la Costa Azzurra: non bastassero la minore pressione fiscale sul lavoro, il minor costo dell’energia, la migliore rete infrastrutturale, la più qualificata organizzazione per la promozione del territorio… l’augurio è che anche le nostre istituzioni comprendano che il ruolo del turismo in un’economia globale è assolutamente strategico per il paese e necessita di un sostegno straordinario nell’attuale congiuntura. A maggior ragione nelle aree di confine che risentono della concorrenza fiscale fra stati.
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