In questi giorni, seguiti al crollo finanziario mondiale, al WTM si cominciano a fare le prime previsioni sull’andamento del turismo per il prossimo biennio. Mi sembra importante provare a riflettere sui possibili scenari del mercato dei prossimi mesi, mettendo insieme un po’ di notizie che arrivano dalla stampa specializzata.
Jaen-Claude Baumgarten, presidente e ceo del Wttc, prevede un calo del PIL del turismo dell’1% a livello globale nel 2009, con una possibile ripresa solo nel 2010.
Allarmante, una nota del gruppo TUI in cui si annuncia la predisposizione di “piani di riduzione capacità per l’estate 2009 nel caso in cui la domanda tedesca di vacanze si riduca sensibilmente”. Il che immagino vorrà dire meno voli per TUIfly e per LTU, meno crociere per TUIcruises, ma di più difficile interpretazione la ricaduta sulle attività alberghiere RIU e Grecotel e per il settore agenzie di viaggio e tour operating.
Si prepara a ridurre la capacità anche Abu Dhabi, nonostante gli introti petroliferi, poiché saranno rivisti i progetti in corso, con il rinvio della realizzazione di alcuni nuovi resort.
E’ indubbio che lo scenario globale non sia per niente positivo e che le previsioni possono essere piuttosto peggiorative per la nostra Riviera. Va infatti tenuto conto il 28° posto mondiale dell’Italia quanto a competitività nel turismo e la scarsa competitività del sistema turistico ligure all’interno dello stesso quadro nazionale.
Riacquisire competitività in tempi di magra significa indubbiamente investire sul prodotto e al contempo agire sulla leva del prezzo. Quest’ultimo sembra essere la visione di Euromonitor, che evidenzia la crescita del “low cost” come fenomeno turistico di massa, anche nel turismo d’affari, con la previsione di una crescita delle quote di mercato dei vettori e degli alberghi a basso costo.
E’ un momento in cui servono grandi investimenti pubblici nel campo delle infrastrutture, delle manifestazioni e della promozione per sostenere il sistema delle piccole e piccolissime imprese che costituiscono l’ossatura del sistema turistico italiano, per le quali la riduzione della “capacità” è solo sinonimo di chiusura.
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